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Moschea , perché si !

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Il fine Ramadan ha raccolto i vari fedeli e ci ha dato una plastica idea di quanti essi siano. Ieri gli stessi si sono spalmati in tutta la città con cinque turni di preghiera tra il centro islamico di via Torino, altrettanti in quelli di Altobello e Marghera, poi al Piraghetto ed infine a San Giuliano. Praticamente i due parchi cittadini sono diventati luoghi di incontro e preghiera nel nome di Allah

Inoltre è da tempo che la stessa Comunità chiede al Comune che si prevedano anche altri spazi all’interno dei nostri cimiteri per potervi tumulare le persone defunte di fede musulmana secondo i loro riti.

Come Azione riteniamo che le persone di ogni fede religiosa abbiano diritto di poter professare liberamente il proprio credo in luoghi di culto appropriati e dedicati, così come riteniamo sia opportuno che vengano trovati al più presto altri spazi cimiteriali per i defunti di fede musulmana.

Per questo motivo ci auguriamo che l’Amministrazione Comunale dia seguito ai buoni propositi sin qui espressi, ossia trovi un vero e sollecito accordo con la Comunità Islamica della nostra Città, affinché si arrivi effettivamente alla costruzione di una Moschea in zona ex segheria di Via Giustizia, area che oggi si presenta alquanto degradata e mal frequentata.

Considerato poi che la Comunità Islamica procederebbe alla realizzazione di detta Moschea con capitali interamente privati, senza alcuna spesa a carico della fiscalità generale, si chiede al Sindaco e all’Amministrazione Comunale di prendere atto di questa disponibilità alla presa in carico della spesa e garantire il diritto alla professione di fede di una Comunità cosi numerosa di Cittadini che si farebbero anche carico della riqualificazione delle zone loro assegnate .

In alternativa all’area cimiteriale esistente, ed in accordo con la stessa comunità  islamica, Azione propone all’Amministrazione Comunale di pensare ad uno spazio uso cimitero islamico nella stessa area in cui potrebbe essere realizzata la Moschea.

Paolo Bonafè – Segretario Comunale Azione Venezia

Gennaro Marotta – Vicesegretario delegato per Mestre e Terraferma

Venezia 31/03/2025

 

 

Lo Stato dia maggior autonomia alle sue Istituzioni culturali a Venezia

 

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Accanto ai Musei Civici Comunali e ad Enti privati quali Chiese, Scuole Grandi e Fondazioni varie, le istituzioni culturali di emanazione statale (Biblioteca Marciana, Archivio di stato, Accademia e gli altri Musei incardinati nelle Sovrintendenze, etc.) sono chiamati ad assicurare un’adeguata gestione e valorizzazione dell’incommensurabile patrimonio artistico-culturale di Venezia.

Il Ministero della Cultura non sembra però essere consapevole dell’esigenza di dotare le proprie emanazioni sul territorio nazionale, e in primis quelle veneziane data l’eccezionalità del loro patrimonio, di strumenti organizzativi e finanziari idonei a svolgere adeguatamente i propri compiti.

Anziché proseguire nel percorso verso l’autonomia prevista per i grandi musei statali dalla legge Franceschini, applicandola in pieno alle istituzioni culturali veneziane, la riforma Sangiuliano ha creato quattro Dipartimenti centrali, accentrando l’organizzazione a Roma presso il Ministero ove si quadruplicano i posti dirigenziali, indebolendo invece le strutture regionali sul territorio.

In particolare, vengono aboliti i Segretari regionali, che curavano gli adempimenti amministrativi (appalti, bilanci, digitalizzazione, etc.) sempre più complessi e gravidi di responsabilità penali, il cui presidio richiede personale qualificato con esperienza adeguata nella materia.

La riforma Sangiuliano addossa invece questi adempimenti ai responsabili delle singole Istituzioni culturali sul territorio, privi di collaboratori esperti in materie amministrative, facendoli annegare nella burocrazia e disperdendo le loro competenze nelle scienze umanistiche di loro diretta competenza che dovrebbero invece venir espresse al più alto livello internazionale, soprattutto in una piazza prestigiosa come Venezia.

Che paese è questo, che dispone del più meraviglioso patrimonio culturale del mondo ed in cui gli scienziati-ricercatori vengono così sviliti?

E’ invece quanto mai urgente per le istituzioni culturali statali riattivare il percorso dell’autonomia almeno in sedi importanti come quella veneziana, dotandole di qualificato personale amministrativo che affianchi le professionalità umanistiche lasciandole libere di esprimersi. E proprio a Venezia potrebbe far scuola il modello di un ente statale come l’Autorità per la Laguna, che ha recentemente nominato due distinti Direttori, uno per la parte tecnica e uno per la parte amministrativa.

Paolo Bonafè – Segretario Comunale

Raffaele Santoro – Delegato ai Beni culturali

Paolo Diprima – Delegato al Programma

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 Venezia: Beni culturali da tutelare tra tagli lineari e mancanza di personale  

La gestione dello sterminato e ricchissimo patrimonio culturale del nostro paese soffre non da oggi di criticità non lievi, le cui cause vanno ascritte certo ad una sempre più grave mancanza di finanziamenti ma anche ad una concezione della sua tutela e valorizzazione inaugurata oltre un ventennio fa e che oggi mostra tutti i suoi limiti.

Va considerato innanzitutto che la storia d’Italia non è stata interessata, se non recentemente, da fenomeni di accentramento politico ed istituzionale.

La meravigliosa antichità classica, il medioevo italiano ricco di arte e cultura e le grandi città rinascimentali rappresentano e rappresenteranno sempre il cuore della civiltà europea, da cui tutto si diparte. Trattare un così grande e ricco policentrismo con le logiche dei tagli lineari non fa altro che svilire la nostra storia, rivelandosi in ultima analisi dannoso anche per le realtà più piccole.

Venezia per lunghi anni ha subito nei suoi istituti culturali gravi depauperamenti di finanziamenti, di personale, di formazione mirata. Ormai oltre il sessanta per cento del personale previsto dagli organici non è coperto, e troppo spesso mancano del tutto figure intermedie, quali aiuto- addetti alla catalogazione o all’inventariazione, aiuto- restauratori, senza le quali gli architetti, gli storici dell’arte, i bibliotecari e gli archivisti non possono operare. Il personale è talmente ridotto che ormai il problema principale non sono neppure più i finanziamenti, impossibili da mettere a frutto senza un’adeguata struttura che li sostenga. Per poter assicurare una parvenza di risultati ci si rivolge a personale assunto a tempo determinato tramite la società Ales.

Ma questo non fa altro che aumentare la precarietà ed impedire una costante formazione del personale, che solo tramite esperienze ultradecennali può essere produttiva.

E’ vero che siamo in una fase di contenimento della spesa per le note ragioni di bilancio. Proprio per questo però occorre allocare in modo mirato le risorse, privilegiare centri di ricerca e di innovazione scientifica e tecnologica che solo i grandi istituti possono assicurare, consentendo agli stessi di far ricadere sul resto del territorio il frutto del proprio lavoro.  Il nostro obiettivo non può essere tenere in piedi malamente strutture prive di forza propulsiva ma al contrario dalle attuali difficoltà occorre uscire con più innovazione, più progettualità, impossibili da raggiungere senza un adeguato e fertile scambio internazionale di conoscenze. Venezia è la città italiana con la maggiore visibilità nel mondo. Ad essa si rivolgono i paesi del Mediterraneo meridionale, i paesi dell’Europa occidentale ed orientale, la stessa Asia. Soprattutto in questi ultimi anni i paesi arabi si rivolgono a Venezia per trovarvi i semi delle proprie radici, consci che l’impero commerciale veneziano nel Mediterraneo  ha permesso nei secoli un fecondo scambio culturale, che ha lasciato più ricche la stessa Venezia ed i paesi mediterranei. Considerazioni analoghe valgono per l’assoluta carenza di personale informatico negli istituti, con le immaginabili conseguenze non solo in termini di carenze progettuali ma anche per le difficoltà di dialogare con istituzioni straniere ben altrimenti attrezzate.

Gravi lacune si sono determinate anche nel settore dei funzionari amministrativi.

La soppressione dei segretariati regionali, che dovevano assicurare la gestione delle gare e degli appalti, apre un vuoto che forse in sede di riforma del ministero, in via di esecuzione, potrà essere parzialmente colmato attraverso l’attribuzione di tali funzioni alla soprintendenza del capoluogo regionale. Ma se essa non sarà dotata di personale adeguato a nulla varrà la riforma.

In ultima analisi bisogna investire, avere fiducia, deporre l’atteggiamento rinunciatario che porta a non sostituire e formare il personale, o ad avvalersi talora di personale esterno cui non si offre nessuna prospettiva di vita serena. Accanto alle istituzioni statali  sono presenti a Venezia magnifiche realtà culturali pubbliche e private, a cominciare dai Musei civici per passare alle  Scuole Grandi fino a Fondazioni ed Istituzioni conosciute in tutto il mondo per la profondità e valenza della propria presenza  che   va ben al di là dell’ambito cittadino. Questo respiro universale, proprio di Venezia, non va smarrito in beghe locali, soggetto a meschini interessi di parte, ma riconosciuto, accresciuto, tenendo la politica fuori da gestioni che devono essere improntate a promuovere la conoscenza e l’incontro fra culture.

Dobbiamo essere consapevoli che la storia ha consegnato all’Italia moderna  tanti ed eminenti luoghi sociali della cultura,  laboratori di sapere,  ed in primo luogo  Venezia, che non dimentichiamolo, Fernand Braudel, uno dei più grandi storici del Novecento, definì  nell’età del Rinascimento  la capitale mondiale dell’economia-mondo.

 

Paolo Bonafè – Segretario Comunale

Raffaele Santoro – Delegato Cultura e Beni Culturali

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04 novembre 2024

Solidarietà alla locale comunità bengalese per gli eventi nella madrepatria

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Travolta dai venti di guerra che da troppo tempo soffiano sempre più forte in Palestina ed in Ucraina, l’opinione pubblica non presta la dovuta attenzione ai cambiamenti epocali che proprio in questi giorni sta vivendo il Bangladesh, uno dei Paesi con maggior crescita demografica al mondo. Basti pensare che cinquant’anni fa aveva una popolazione appena superiore a quella italiana ed ora la ha quasi triplicata, arrivando a circa 170 milioni.

Le sanguinose rivolte di piazza trainate dai movimenti studenteschi hanno costretto la anziana premier a dimettersi e si sta profilando la formazione di un nuovo governo alla cui guida potrebbe essere chiamato un nome di fama internazionale come il Premio Nobel Muhammad Yunus, considerato il massimo promotore del microcredito moderno.

Data la scarsa conoscenza della realtà locale non possiamo esprimere un giudizio approfondito su quanto sta accadendo in Bangladesh, ma registriamo con interesse e solidarietà le manifestazioni espresse dalla locale comunità bengalese in favore di una svolta in senso democratico nella loro madrepatria.

E’ anche l’occasione per ricordare come la popolazione di nazionalità bengalese residente in Comune di Venezia si sia più che raddoppiata nel corso degli ultimi quindici anni, superando ampiamente le 8.000 unità, arrivando ad essere la prima comunità straniera, coprendo oltre il 20% del numero totale dei residenti non italiani.

E mentre negli ultimi 5 anni il numero complessivo di stranieri è rimasto pressochè invariato con un incremento inferiore al 10%, in questo periodo la comunità bengalese residente è aumetata ad un ritmo ancora sostenuto pari al 26%.

L’accoglienza verso famiglie di ogni etnia costituisce uno dei punti fermi del Programma che Azione ha predisposto in questi giorni per le prossime elezioni comunali, preferendo impegnarsi nella stesura di un piano articolato di proposte concrete a beneficio della città piuttosto che nell’organizzare manifestazioni di protesta senza offrire una visione alternativa della città.

Paolo Bonafè – Segretario Comunale

Paolo Diprima – Delegato al Programma ed agli Enti partecipati

Scritta antisemita al Lido: un segnale da non sottovalutare

Esprimo, a nome del mio partito e mio personale, il raccapriccio e l’esecrazione per la scritta antisemita apparsa al Lido. Azione si unisce alla condanna unanime da parte di tutte le forze politiche e apprezza la prontezza dell’Amministrazione nel cancellare quelle parole deliranti.

Si potrebbe essere tentati di derubricare l’accaduto a bravata di un dissennato, tanto truculenta e insensata è la minaccia apparsa sul muro del Galoppatoio di via Sandro Gallo.  E verosimilmente l’autore della scritta è davvero uno squilibrato. Tuttavia, accende un segnale serio di attenzione: le manifestazioni di antisemitismo si stanno pericolosamente moltiplicando, nelle università l’aria per gli studenti ebrei è diventata irrespirabile e da più parti è imposta una narrazione antisemita tout court, del tutto scollegata dalle responsabilità del governo Netanyahu e neppure correlata alla umana e doverosa solidarietà per la tragedia umanitaria dei palestinesi. È invece necessario saper scindere le azioni delle forze armate israeliane, dalla appartenenza alla comunità ebraica.

E soprattutto è necessaria la consapevolezza che la questione israelo-palestinese è maledettamente complessa e vi sono torti e ragioni da tutte le parti. Vi è invece un certo immaginario collettivo, fatto di terzomondismo e sensi di colpa occidentali per i peccati del colonialismo, per il quale gli ebrei sono i cattivi perfetti: ovvero i ricchi che vessano i poveri, gli amici degli amerikani. La stessa nascita di Israele, per taluni, è il colpo di coda del colonialismo. Insomma, prendersela con loro ha la fascinazione del sentirsi progressista, pacifista, buono e superiore.

 

Poi i risultati sono le scritte al Galoppatoio. Ricordiamoci sempre delle parole di Francisco Goya: il sonno della ragione genera mostri.

 

Paolo Bonafè Segretario Comunale

 

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14 maggio 2024

 

 

Poi i risultati sono le scritte al Galoppatoio. Ricordiamoci sempre delle parole di Francisco Goya: il sonno della ragione genera mostri.

 

Paolo Bonafè Segretario Comunale

 

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14 maggio 2024

In merito al ticket di ingresso

Dopo le dichiarazioni alla stampa del Sindaco e delle opposizioni, torniamo sul tema turismo e in particolare sulla questione del ticket d’ingresso,

Il turismo – lo ribadiamo – è per noi tema centrale, perché siamo consapevoli che riguarda la più importante risorsa economica del territorio, ma siamo anche consapevoli  – e la realtà è sotto gli occhi di tutti – che un carico eccessivo mette in pericolo il bene storico e soprattutto rende invivibile la città, per i residenti ed anche per i visitatori medesimi.

Venezia va preservata, non solo come complesso monumentale o “museo” (così la definisce il sindaco), ma soprattutto, come città viva, tessuto urbano, sociale e antropologico. Abbiamo già detto che stabilire il numero di presenze massime in Città è l’azione principale per regolare il flusso turistico, compreso e, soprattutto, quello giornaliero. Senza una strategia su questo punto, il contributo d’accesso per i giornalieri rischia di essere una mera operazione di cassa, ininfluente ai fini della qualità della vita in città, sia sul versante dei residenti che dei visitatori stessi. Oltretutto comporta mettere in atto un sistema di controllo che rischia di essere inefficiente e sgradevole. Se invece il senso è iniziare una sperimentazione seria e guidata, ben venga, a patto che non sia vissuta come la prenotazione alla visita ad un museo, ma come atto di responsabilità collettiva a tutela della civitas veneziana. Per questo, oltre alla soglia di carico massimo, andranno potenziate tutte le iniziative collaterali a rendere Venezia fruibile al turista (mezzi di trasporto, servizi) e soprattutto per rendere vivibile la città per il residente (e dunque, politiche di territorio e di residenza, per rimanere del tutto esemplificativi)

 Paolo Bonafé – Segretario Comunale Azione Venezia

Anna Paola Klinger – Responsabile Turismo Azione Venezia 

#italiasulserio

Perché a Venezia può nascere una Cittadella del Cinema

Venezia è una delle città più amate dal mondo del cinema, Venezia è il cinema. La storia di quest’arte è passata per la nostra Città con grandi interpreti e film. Ma Venezia può e deve essere anche sede produttiva, ben di più che mera location. Può far crescere e attrarre talenti e professionisti del settore.  In questi giorni il Lido si sta attrezzando  per la chermesse di settembre,  che la vedrà ergersi alle cronache mondiali,  ma riteniamo che Venezia possa ambire a qualcosa di più e diventare la capitale del Cinema italiano, o almeno esserlo alla pari di Roma. “Stiamo assistendo in Veneto ad una straordinaria vivacità culturale che investe ora anche il cinema, innamorato della peculiarità del nostro territorio. Sempre più produzioni nazionali e internazionali decidono di girare i loro film qui da noi, attratte da quell’eccezionale mistura tra arte, storia, cultura, paesaggi e eccellenze eno-gastronomiche che hanno fatto del Veneto la regione più visitata d’Italia. La Veneto Film Commission, fondazione regionale che supporta lo scouting di chi voglia girare in Veneto, registra un’attività in crescita con ricadute notevoli sul territorio, dimostrando come la cinematografia sia anche volano di sviluppo economico”. Queste sono le parole del Presidente Zaia in una sua recente intervista di maggio 2023.

Come Azione Venezia sposiamo la proposta che proviene da molti operatori del settore e rilanciata dall’associazione  di categoria più rappresentativa del settore in Veneto, ovvero CNA cinema e audiovisivo, di costruzione di una Cittadella del Cinema, che parta dalla iniziativa degli enti locali più prossimi, Comune di Venezia e Regione Veneto,  insieme alle associazioni di categoria, e che veda in Porto Marghera la sua sede ideale,  per via della sua posizione strategica, della sua disponibilità di spazi e del suo necessario e urgente rilancio.

Un progetto serio e concreto che metta insieme studi di posa, centri noleggi audio e video, studi di post produzione ed effettistica, centri di produzione e di logistica, atelier di costumi e scenografie, casting e uffici di distribuzione, in cui le nostre aziende possano ampliare la propria offerta in maniera sinergica e in cui si possa fare formazione delle nuove leve di tecnici.

Con il Casanova, nel 2004 era già stato tentato un percorso simile, legato in particolare alla produzione. Purtroppo però quel percorso non ha avuto seguito e si è persa una grande occasione, anche di reinventarsi un’area vasta che ne ha così tanto bisogno, come Porto Marghera.

Luoghi vivi, da rendere attrattivi anche per i professionisti del settore di tutto il mondo, a partire da quelli del Nord Est. Una potenziale sede ad hoc di Cinecittà o una sede distaccata del Centro Sperimentale di Cinematografia, come già ce ne sono in Sicilia, in Piemonte, in Abruzzo, in Lombardia. Uno sportello Media di Europa Creativa, il fondo della Commissione Europea che gestisce ed eroga i fondi per la cultura e che offre corsi di formazione nelle sedi che già sono attive in Italia, tra cui Roma, Bari e Torino.

Non servirebbe a granché un piano mastodontico, unicamente ancorato alle finanze pubbliche, sarebbe utile invece fare perno sugli investimenti che in questi anni partiranno con il PNRR,  per attrarre e compattare ulteriori investimenti privati, fornendo servizi, infrastrutture, una strategia e una guida.

Lo ha fatto, con buoni risultati, Torino, che per noi può essere un esempio. A Venezia possiamo farlo ancora più in grande, ancora meglio. Con una prospettiva e una dimensione europea, internazionale. Collaborando con Biennale, che ospita programmi di altissima formazione quali Biennale College. Con un partner fondamentale che deve essere la Veneto Film Commission, da poco più di un anno operativa e che deve e può essere un attore centrale nella crescita del cinema veneto e del Nord Est.

Venezia ha bisogno di progetti innovativi e di stare al passo con i tempi. Come punto di riferimento per il Triveneto tutto, si può contribuire ad attrarre nuovi progetti, nuovi film e produzioni di vario genere, anche pubblicitarie e di nuovi media. Si possono creare posti di lavoro qualificati e unire gli sforzi dei nostri imprenditori, che senza una guida politica tendono a frammentarsi e di conseguenza essere meno forti quando si confrontano con altre regioni e con l’estero. Si può essere catalizzatori di ulteriori fondi europei dedicati nel medio e lungo periodo.

L’occasione offerta dai fondi PNRR è unica e non tornerà più, per cui diventa urgente un progetto che faccia crescere in modo sano e sostenibile tutto il sistema dell’audiovisivo veneto. Andiamo oltre le piccole beghe tra competitors, andiamo oltre una visione campanilistica e poco lungimirante, riprendiamo l’idea della Cittadella del Cinema, ferma da anni nei cassetti degli uffici e rendiamola, finalmente, una proposta concreta.

Venezio 26/07/2023

Antonella Garro – Segretaria Metropolitana Azione Venezia

Paolo Bonafè – Segretario Comunale Azione Venezia

Quale idea di città 

Che a Mestre la questione “degrado urbano” finisse per assumere i  contorni dell’emergenza sociale era intuibile già da tempo; tuttavia  fino ad ora non sono stati fatti grandi passi avanti per contenere il problema ed anzi si ha la sensazione che si stia progressivamente estendendo anche in altre aree della terraferma.

 

Eppure alcune considerazioni sul “cosa” si dovrebbe fare  sono  già state elaborate da tempo:  ad esempio, recuperare il senso della legalità e la percezione  della sicurezza dai cittadini attraverso un’azione più incisiva delle forze dell’ordine (che non è certamente la pseudo “militarizzazione”  cui si vorrebbero sottoporre alcuni quartieri) accompagnata da importanti  interventi di sostegno “sul campo” per i tossicodipendenti; accelerare  le  iniziative di  integrazione religiosa e sociale che  favoriscano lo sviluppo di nuove aggregazioni multietniche; avviare al più presto dei progetti di recupero del contesto ambientale  incentivando al contempo  lo  sviluppo di attività commerciali di quartiere (magari anche recuperando  professionalità artigiane ora scomparse).

 

Tuttavia, perché  a  questo “cosa” possano seguire, con successo, un “come ” ed un “quando”,  deve esser ben chiara a chi amministra quale sia “L’IDEA DI CITTA” a cui tendere, ovvero quale sia il modello condiviso  dello sviluppo socio economico ed  urbanistico di riferimento per i successivi i 15/20 anni

 

Ha fatto molto rumore in questi giorni la  contrapposizione tra Save e Comune di Venezia sulla questione della tassa d’imbarco; quanto accaduto è un perfetto esempio di come la strada  da percorrere per trovare obbiettivi comuni  sia  ancora molto lunga e resti alta la possibilità che si creino situazioni di stallo, già viste in passato (come per la localizzazione dell’Angelo, tanto  per andare un po’ indietro, ma non troppo, con la memoria)

 

Ne consegue una semplice riflessione: ma se un comune a forte vocazione turistica non riesce a trovare la quadra con i suoi Hub principali (porto ed aeroporto) su quali basi potrà progettare il proprio futuro?

 

AZIONE VENEZIA ritiene che sia giunto il momento di voltare pagina e propone alla città di avviare una  riflessione su almeno quattro temi fondamentali: Trasporti, Turismo, Integrazione sociale,  Rigenerazione urbana.

 

Il nostro invito, rivolto a Università, Fondazioni, Imprese del territorio, Mondo del lavoro e del sociale, Operatori Culturali,  alla  Stampa   – il filo diretto e quotidiano con i cittadini – è di aprire un grande dibattito attraverso iniziative, proposte, confronti per costruire insieme  l’idea della  “CITTA’  CHE VORREMMO”, con la consapevolezza del perché la vorremmo proprio  così  e uscendo una volta per tutte dalle incertezze di un modello di sviluppo che oggi si fa fatica a comprendere  quale sia.

 

Alla politica resterà poi l’onere di individuare i punti qualificanti su cui declinare i programmi  ed il  compito di realizzarli secondo il mandato ricevuto dai cittadini.

 

Chi accetterà di farsi coinvolgere, e mi rivolgo in primis ai cittadini e alle associazioni, dove l’appartenenza non è partitica ma rivolta alla soluzione concreta dei problemi, lo farà per senso civico, spirito di servizio ma soprattutto per amore per la città, diventando protagonista di una sfida verso il domani. Noi vorremmo fare da collante, proprio perché non abbiamo un approccio ideologico ma pragmatico ai problemi che affliggono la città nel suo insieme.

E poi, dato che stiamo parlando del futuro della nostra città, chi altri dovrebbe preoccuparsene se non la città stessa?

 

#ItaliaSulSerio

 

Paolo Bonafé Segretario Comunale Azione Venezia

 

Bruno Barbadoro Giacobelli – Azione Venezia – componente direzione comunale

 

Venezia 03/07/2023

Mai più una tragedia come quella di Cutro in Calabria

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La drammatica vicenda del naufragio dell’imbarcazione “Summer Love” finita in pezzi contro uno spezzone di roccia sommersa a Cutro, in provincia di Crotone,  non può essere derubricata al semplice naufragio che ha visto la morte di decine di profughi, perché è una tragedia annunciata.
Alle 23.03 di sabato scorso,  Frontex ( Agenzia Europea della Guardia di Frontiera Costiera),  ha inviato a 27 indirizzi l’allarme che ha anticipato di 5 ore la tragedia .
I settanta morti, di cui 15 bambini  e i 40 dispersi potevano essere almeno salvati in parte se l’allarme non fosse  stato mal considerato.
Questi sono atti dell’inchiesta in corso e la giustizia farà chiarezza,  ma qui è l’atteggiamento che non si può più sopportare come italiani e persone che hanno una umanità,  perché non possiamo credere che chi ha votato questo governo,  ha anche votato questo modo di operare, queste nuove regole di ingaggio e questo atteggiamento che il governo con il ministro Piantedosi sta tenendo sulla vicenda.
La frase di giustificazione del premier sulla vicenda è inaccettabile perché da quando il governo si è insediato non ha fatto altro che minare le possibilità di salvataggio in mare da parte delle ONG,  definendo i porti di accoglienza sempre più distanti dal canale di Sicilia.
Alcuni parlamentari di maggioranza parlano di possibilità di informare chi è su queste imbarcazioni con telefonate, si mescola le tipologie di migranti facendo di tutto un erba e un fascio ….
Questi erano profughi di guerra e il sistema di accoglienza è disciplinato dal DLGS 142/2015 adottato in attuazione alle direttive europee 2913/32/EU e 2013/33/Eu e il diritto di asilo è tra i diritti fondamentali dell’uomo come il riconoscimento dello status di rifugiato
Per questo dobbiamo mobilitarci tutti perché questi drammi non avvengano più e per farlo dobbiamo tutti dire chiaro al Governo che questi atteggiamenti, questi metodi inumani non li potranno compiere mai più IN MIO NOME !
Paolo Bonafè

Basta con i femminicidi / tre azioni da fare fin da subito 

Venezia 22/11/2022
Anche la giornata di ieri è stata funestata da un femminicidio, che riporta la drammaticità di questa “guerra” perpetrata nei confronti delle donne, da una parte della popolazione maschile legata ad antiche logiche di disuguaglianza sociale e di donna oggetto, di idea di possesso dove se non puoi essere posseduta allora devi essere distrutta, gettata.  Nel mondo la violenza contro le donne interessa 1 donna su 3. In Italia i dati Istat ( del 2020, ma visto quello che succede non penso diversi per il 2022) mostrano che il 31,5% delle donne ha subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale. Le forme più gravi di violenza sono esercitate da partner o ex partner, parenti o amici, quindi la cerchia più intima. Sempre Istat 2020 ci dice che 6 milioni e 788 mila donne hanno subìto, nel corso della propria vita, una qualche forma di violenza fisica o sessuale, che il 20,2% (pari a 4 milioni 353 mila) ha subìto violenza fisica, che il 21% (pari a 4 milioni 520 mila) violenza sessuale e il 5,4% (pari a 1 milione 157 mila) le forme più gravi della violenza sessuale come lo stupro (652 mila) e il tentato stupro (746 mila). Questi dati sono sconvolgenti.  Le forme più gravi di violenza sono esercitate da partner, parenti o amici. Gli stupri sono stati commessi nel 62,7% dei casi da partner, nel 3,6% da parenti e nel 9,4% da amici. Anche le violenze fisiche (come gli schiaffi, i calci, i pugni e i morsi) sono per la maggior parte opera dei partner o ex. Gli sconosciuti sono autori soprattutto di molestie sessuali (76,8% fra tutte le violenze commesse da sconosciuti). Le donne straniere hanno subìto violenza fisica o sessuale in misura simile alle italiane nel corso della vita (31,3% e 31,5%). Per fermare tutto ciò si devono fare tre azioni concrete: la prima è quella di favorire l’indipendenza economica delle donne, perché è la base di scelte consapevoli e autonome e qui la politica è ancora lontana da mettere in campo politiche di uguaglianza salariale, visto che le donne mediamente percepiscono uno stipendio più basso degli uomini; la seconda di rimettere mano alle strutture sociali, a quella costellazione di sostegni territoriali alle famiglie (soprattutto in presenza di bambini) che nei due anni della pandemia hanno rivelato essere fragili se non assenti ( il boom delle violenze casalinghe e dei divorzi si sono evidenziati nel look down) e la terza, la più difficile da estirpare, è quella di combattere insieme contro i pregiudizi inconsapevoli, quelli che continuano a muoversi nell’oscurità del corpo sociale e dei nostri corpi individuali, quelli che influenzano le nostre aspettative di genere e vanno poi a modellare le abitudini, le (cattive) pratiche, le istituzioni. Sono più potenti degli stereotipi, dei quali abbiamo almeno imparato a dibattere.
Paolo Bonafè